Depressione: sintomi, cura, cause e test | Francesco Sanavio

Depressione: sintomi, cura, cause e test

Di Dott. Francesco Sanavio | Psicoterapia & Disturbi

Giu 22
depressione

Cos’é la depressione

La depressione è un disturbo psicologico che colpisce circa il 7% della popolazione. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità entro il 2020 sarà il costo – sociale  ed economico – più importante che il mondo si troverà ad affrontare.

I sintomi della depressione

Anche se può capitare di soffrire di un singolo episodio di depressione durante l’arco della vita, la maggior parte delle persone vanno incontro a diversi episodi. Durante questi episodi i sintomi sono presenti per la maggior parte della giornata e praticamente tutti i giorni.

I sintomi possono includere:

  • tristezza, perdita di speranza, sensazione di vuoto
  • scoppi di rabbia, irritabilità e frustrazione anche per piccoli problemi
  • perdita d’interesse per la maggior parte delle attività quotidiane come il sesso, lo sport o altre passioni
  • problemi relativi al sonno come insonnia oppure ipersonnia (dormire troppo)
  • stanchezza e mancanza di energia, ogni cosa richiede uno sforzo
  • perdita di appetito e di peso, oppure incremento della fame e aumento di peso
  • ansia, agitazione, incapacità a rilassarsi
  • difficoltà a concentrarsi, a ricordare le cose e a pianificare cosa fare
  • rallentamento nel pensare, parlare e anche nei movimenti
  • emozioni di colpa, tendenza all’autocommiserazione, sentimenti di mancanza di valore
  • pensieri sulla morte o anche sul suicidio
  • dolori fisici inspiegabili, come mal di schiena o mal di testa

I sintomi della depressione sono solitamente abbastanza gravi da dare problemi nella vita quotidiana, al lavoro e nelle relazioni con gli altri.

Alcune persone possono sentirsi semplicemente tristi senza sapere perché.

Test per la depressione

La ricerca scientifica ha sviluppato diversi test che si sono dimostrati efficaci nella valutazione della depressione. In realtà non bisogna pensare a un test psicologico come a un esame medico come le radiografie, ma a uno strumento in grado di fare stime di alcuni sintomi del tono dell’umore in grado di aiutare il clinico.

I test per la depressione non servono solo per la fase iniziale di assessment, ma anche per monitorare l’andamento del trattamento e il suo successo con indici che possono dare più valore e confermare l’opinione esperta del clinico.

Cura della depressione

Uno dei miti sui disturbi psicologici è che siano incurabili. Sebbene esistano condizioni incurabili, non è il caso della depressione. Ad oggi sono noti diversi trattamenti efficaci per la cura della depressione. Quando faccio riferimento a trattamenti efficaci non è la mia opinione personale ma le linee guida internazionali (una su tutte quelle inglesi: NICE).

La ricerca scientifica infatti ha dimostrato che ci sono 3 trattamenti efficaci per il trattamento della depressione:

  1. Terapia cognitiva e comportamentale
  2. Terapia interpersonale di Sullivan
  3. Farmacoterapia con SSRI

Questi trattamenti sono tutti ugualmente efficaci, anche se ci sono accortezze che portano il clinico esperto a preferire un trattamento rispetto ad un altro. Non tutte le depressioni sono uguali e quindi sappiamo che alcune reagiscono meglio al farmaco e altre alla psicoterapia.

Oppure associare un farmaco ad un trattamento psicologico per velocizzare il decorso della patologia e creare delle condizioni favorevoli al lavoro psicoterapeutico.

Psicoterapia cognitiva e comportamentale per la depressione

La psicoterapia cognitiva e comportamentale prevede una valutazione del caso specifico da cui ricostruire il funzionamento della patologia in quel caso specifico. Così il clinico si farà un’idea di come è nata quella sindrome depressiva e di quali siano i fattori che la mantengono nel presente.

La psicoterapia cognitiva e comportamentale è orientata al qui e ora, non si perde troppo tempo nel passato. Appena possibile ci si mette a lavorare applicando strategie e tecniche pratiche che permettano di togliere quei fattori che mantengono la depressione e provochino un cambiamento a livello dei pensieri, delle interpretazioni e del comportamento del paziente.

Ogni terapia fatta bene non si conclude senza aver dedicato un paio di sedute alla prevenzione delle ricadute che è il vero problema della depressione. Infatti gli episodi depressivi tendono a concludersi anche spontaneamente, però solitamente si ripresentano.

Farmaci per la depressione

I farmaci per la depressione sono efficaci, soprattuto per le cosiddette depressioni endogene oppure nelle fasi iniziali delle sindromi depressive. I farmaci per la depressione che vengono utilizzati oggi sono detti SSRI che è l’acronimo di inibitori selettivi per la ricaptazione della serotonina. Detto in parole povere, alterano la chimica del cervello facendo modo che rimanga più serotonina in circolo. La serotonina è un neurotrasmettitore, ovvero una delle molecole che fa funzionare il cervello funzionando come un gettone che ne attiva le parti a cui si ‘incastra’. Questa molecola è responsabile del buonumore e nella depressione inizia a scarseggiare.

Questi farmaci agiscono nel tempo, a differenza degli antidepressivi che sono simili agli antidolorifici che conosciamo tutti – o all’alcol ad esempio. Questo ha un aspetto negativo nel fatto che ci possono mettere diverse settimane per fare effetto. In compenso però non danno problemi di dipendenza, che spesso sono temuti dai pazienti.

Iperico

Vale la pensa menzionare l’iperico o erba di San Giovanni, una bacca che ha delle ottime doti antidepressive anche se non hai livelli dei farmaci contemporanei.

L’iperico viene venduto in forma di compresse oppure macerata in soluzione alcolica nelle farmacie o parafarmacie (solitamente più economiche). La soluzione alcolica è più concentrata e quindi più efficace.

La depressione maggiore

La depressione maggiore (disturbo depressivo maggiore) è la forma di depressione a cui si fa riferimento solitamente quando si parla di depressione. Le caratteristiche della depressione maggiore sono la gravità dei sintomi e la natura episodica. Con questo intendiamo che è un disturbo che si presenta e poi può sparire anche in assenza di trattamento dopo circa un anno. Il problema è che tende a ripresentarsi e quindi chi ne soffre può andare incontro a molti episodi depressivi nel corso della vita. Per poter parlare di disturbo vero e proprio i sintomi devono essere presenti da almeno due settimane, quasi ogni giorno.

Il disturbo depressivo maggiore colpisce il 7% della popolazione. Ci sono circa due donne per ogni uomo che ne soffre. Si stima che entro i 70 anni di età il 27% degli uomini e il 40% delle donne hanno sofferto di almeno un episodio di depressione.

depressione maggiore

Depressione primaria e secondaria

Un’ulteriore distinzione che si può fare sulla depressione – e su gli altri disturbi – è quella tra primaria e secondaria. La depressione infatti può essere un disturbo che si sviluppa per diverse ragioni in un quadro di precedente salute psicologica e in questo caso si parla di depressione primaria. In altri casi invece la depressione può colpire persone che soffrono già di qualche altro disturbo, come ad esempio un disturbo d’ansia, la cui condizione provoca a sua volta l’insorgenza di una sindrome depressiva. In questo caso si parla di depressione secondaria, perché viene a seguito di un altro disturbo che è quello primario.

Depressione cronica (distimia)

La depressione cronica – detta distimia – è una forma di depressione caratterizzata da sintomi più lievi ma continui nel tempo. A differenza della depressione maggiore che è caratterizzata da episodi alternati a periodi in cui l’umore è normale, nella distimia l’umore è sempre lievemente depresso.

distimia

Doppia depressione

La doppia depressione è un disturbo dell’umore grave che vede l’alternanza tra episodi di depressione maggiore e periodi di distimia.

doppia depressione

Depressione bipolare

La depressione bipolare (o disturbo bipolare) è un disturbo dell’umore caratterizzato da fasi in cui l’umore è depresso o distimico e fasi in cui invece è sopra la norma. Quando l’umore è sopra la norme si parla di ipertimia e a seconda della gravità si parla di episodi ipomaniacali e maniacali.

Qui ci sono due luoghi comuni da sfatare. Un episodio maniacale non centra nulla con quello che in gergo colloquiale è la ‘mania’ – come può essere la mania per le auto o per il calcio. Né tantomeno chi è soffre un episodio maniacale ha nulla di tipico del ‘maniaco’.

Il secondo luogo comune è che un umore troppo elevato sia positivo. Un conto è il buon umore fisiologico che può essere controintuitivo ma rientra ancora in una zona di normalità. Nelle fasi maniacali  come minimo la persona adotta comportamenti impulsivi e pericolosi (dal correre in auto a regalare una casa alla nuova amante conosciuta da pochi giorni). Si possono anche verificare dei veri e propri deliri, solitamente a tema di onnipotenza e con tanto di allucinazioni.

disturbo bipolare

Depressione post-partum

La depressione post-partum (detta anche depressione perinatale) è una condizione che colpisce circa 1 donna su 10. Secondo alcune stime in realtà si arriva anche al 15% delle donne che hanno appena partorito.

Il grande problema della depressione post-partum è nei danni sul bambino. L’esperienza della depressione lascia qualsiasi madre in una situazione in cui non può essere in grado di rispondere ai bisogni di cura dei figli. Ci troviamo quindi di fronte a un bambino letteralmente appena venuto al mondo e una madre che non risponde ai suoi bisogni.

Qui non stiamo parlando tanto di pericolo fisico e bisogni come l’essere nutrito, quanto di quelle interazioni – fatte di comunicazioni non verbali – piccole ma continue che permettono al bambino di entrare in relazione con la madre. Sviluppare una relazione di questo tipo è ciò che permette di sviluppare una base emotiva stabile che gli permetta di adattarsi alle future relazioni sociali e affettive.

Per fare un esempio pratico, una madre depressa non reagirà ai bisogni del bambino (pianto). Di conseguenza il bambino imparerà che se anche sta male e manifesta questa sofferenza non otterrà nulla dagli altri.

Depressione infantile

Fino a poco tempo fa si pensava che la depressione si presentasse quasi solamente negli adulti. Quello che succede in realtà è che nei bambini si presenta con dei sintomi differenti che rendono più complessa l’identificazione del disturbo. Ad esempio, nei bambini spesso l’emozione principale è la rabbia e non la tristezza. Questo è un problema che si può osservare anche in adolescenza quando si parla non di depressione infantile ma di depressione in età evolutiva.

Depressione reattiva

Per depressione reattiva i intende una tipologia di depressione classica che insorge in reazione a qualche evento specifico. Un esempio può essere di una persona che a seguito del pensionamento o alla perdita del lavoro va incontro a un episodio depressivo. E’ un tipo di depressione che solitamente reagisce meglio alla psicoterapia che alla cura farmacologica.

Ci sono alcuni eventi della vita in cui è assolutamente normale mostrare dei sintomi di depressione. Un esempio è il caso della morte di una persona cara. La differenza tra un normale lutto e una depressione reattiva è nell’intensità, nella durata e anche nella qualità dei sintomi. Ad esempio, nel lutto il vissuto principale è di perdita e vuoto mentre nella depressione è di incapacità di provare piacere o felicità. Nel lutto l’intensità dei sintomi diminuiscono col tempo e tendono ad andare e venire anche nell’arco della giornata, mentre nella depressione sono stabili.

Depressione endogena

La depressione endogena è un tipo di depressione che non ha delle cause esterne identificabili, ma è un disturbo che insorge spontaneamente. E’ più grave della depressione reattiva e solitamente reagisce meglio al farmaco che alla psicoterapia.

Altri tipi di depressione

Nel corso degli anni si sono alternati molti sistemi di classificazioni delle varie sindromi depressive. Quelle più utilizzate sono quelle citate sopra che formano la classificazione ufficiale attualmente in uso. Vediamo però che altre etichette vengono utilizzate parlando di depressione.

Depressione anaclitica

Depressione anaclitica è il termine utilizzato da René Spitz per descrivere il quadro depressivo che osservava nei bambini istituzionalizzati. Ci sono stati molti studi sui bambini cresciuti in ospedali e altre istituzioni che all’epoca erano ambienti freddi e asettici. La separazione dalla madre unita alla mancanza di stimoli nell’ambiente dove vivevano ma anche di persone che si prendessero cura di loro preveniva un normale sviluppo del bambino.

I sintomi della depressione anaclitica di Spitz mostravano un’evoluzione temporale. Si partiva dalle lamentale e dal pianto, per arrivare a uno stato letargico e di ritiro sociale.

Alcuni ricercatori hanno ripreso il concetto di depressione anaclitica definendola come caratterizzata da eccessive preoccupazioni a livello interpersonale, sentimenti di solitudine, debolezza, mancanza di speranza e paura di essere abbandonati.

Depressione anancastica

Il termine, oramai non più utilizzato, di depressione anancastica indicava nel mondo psicoanalitico una depressione secondaria a un disturbo ossessivo-compulsivo o a una personalità ossessiva. Si tratterebbe quindi di una sintomatologia depressiva che si presenta in un tipo di personalità rigida, perfezionista e precisa e associata a uno stile di pensiero ossessivo.

Depressione psicotica

Vi sono dei casi in cui una sindrome depressiva può essere grave al punto da rientrare tra le patologie psicotiche. Questo significa che la persona inizia ad avere dei problemi a distinguere ciò che è reale da ciò che in realtà pensa. Ci sono comunque dei casi in cui è relativamente normale osservare delle manifestazioni psicotiche. Ad esempio, a seguito di un lutto della persona amata o di un familiare, c’è un periodo di tempo in cui è fisiologico sentire la sua voce o la sua presenza. Ovviamente vi è una netta distinzione nella patologia sia per intensità di tale sintomo che per la sua durata nel tempo.

Come uscire dalla depressione

Guarire dalla depressione

Intanto iniziamo dicendo che la depressione si cura e – salvo rari casi – senza neanche troppa fatica rispetto ad altri problemi. Quello che fa la differenza spesso è intervenire subito piuttosto che al terzo, quinto o decimo episodio dopo magari dieci anni che la persona ne soffre e il disturbo è diventato cronico. Quello che dev’essere chiaro è che non ci sono bacchette magiche e uscirne è un lavoraccio e che questo lavoraccio cade in grossa parte sulle spalle del paziente.

Paragona la lotta alla depressione alla dieta: in primo luogo un conto è intervenire su una persona sovrappeso da pochi anni un conto è un’obesità cronica che dura da 30 anni. In secondo luogo se i farmaci basta prenderli la terapia psicologica va fatta dal paziente – sotto la guida del terapeuta – allo stesso modo di come si segue una dieta fatta dal dietista.

E’ importante valutare la situazione personale e il funzionamento della depressione per capire cosa si può fare, in che modo e con che obiettivi. Questo i terapeuti specializzati lo fanno tramite un assessment. A seguito di un paio d’incontri e dei test, il terapeuta ti potrà chiarire il funzionamento della tua depressione e ti saprà orientare sulle varie possibilità che hai.

Superare la depressione da soli

Il prof. Paolo Michielin, un’autorità nel campo della depressione, ha scritto un libro di auto aiuto che prevede una guida al trattamento della depressione per i pazienti. E’ il manuale più venduto in Italia per superare la depressione. Questo libro è fatto molto bene e presenta un vero e proprio trattamento cognitivo e comportamentale per la depressione.

Rimedi naturali per la depressione

L’unico rimedio naturale per la depressione che funziona è l’iperico. In alcuni casi – soprattutto per sindromi depressive legate alla stagionalità – può essere d’aiuto terapia con la luce. La luce colpendo la retina, riesce a riequilibrare il bilanciamento di alcune sostanze chimiche e regolarizza i ritmi sonno-veglia.

L’omeopatia per la depressione è assolutamente inutile.

About the Author

Psicologo laureato all’Università San Raffaele di Milano, ha trascorso un anno all’estero con una borsa di studio presso l’Università Autonoma di Barcellona. Dopo la laurea, è stato all’Istituto Beck di Roma dove si è occupato di Mindfulness e in seguito, presso il Bio Behavioral Institute di New York. Attualmente lavora presso ITC e il SAP della Facoltà di Psicologia, è consulente per la ULSS 6 e collabora in progetti di ricerca con la Sigmund Freud University di Milano.