Compulsioni: cosa sono e tipologie | Francesco Sanavio

Compulsioni: cosa sono e tipologie

Di Dott. Francesco Sanavio | Psicoterapia & Disturbi

Set 26
compulsioni DOC rituali

Il termine compulsione deriva dal verbo latino compellĕre che significa ‘spingere con forza’. L’etimologia della parole vuole infatti indicare un comportamento coatto – ovvero non controllabile. Nei vecchi libri di psichiatria si parlava di patologia della volizione (volontà).

L’aggettivo compulsivo, secondo il significato letterale, indica appunto qualcosa che è al di fuori del controllo della volontà del soggetto.

Cosa sono le compulsioni

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) definisce le compulsioni come comportamenti o azioni mentali ripetitive che un individuo si sente in obbligo di compiere. Solitamente vengono le compulsioni vengono messe in atto in risposta ad un’ossessione o a stati emotivi negativi. A volte le compulsioni sono associate allo scarso controllo degli impulsi come nel caso delle dipendenze.

La compulsione, comunque, solitamente provoca una riduzione dell’ansia, disagio o tensione. Sono un sintomo distintivo del disturbo ossessivo-compulsivo ma anche di altri disturbi.

Le compulsioni tipiche della tricotillomania sono lo strappamento dei peli (sopratutto capelli), in alcuni casi questi vengono poi masticati o anche mangiati. In questo disturbo solitamente è la noia a innescare i comportamenti compulsivi.

Nella dismorfofobia si vede spesso lo stuzzicamento della pelle (skin picking). In seguito a ossessioni sull’impurità della pelle – magari un brufolo, chi soffre di disturbo da dismorfismo corporeo può passare ore a cercare di ‘pulire’ la cute, spesso con l’aiuto di pinzette o altri strumenti. Questo provoca quasi sempre delle lesioni che peggiorano il problema in quanto molto visibili. Altre compulsioni possono essere i continui controlli dell’immagine corporea allo specchio.

Nei casi di scarso controllo degli impulsi possiamo citare l’abuso di sostanze. Solitamente l’uso compulsivo di una sostanza è a seguito del cosiddetto craving. Una forte spinta ad assumere la sostanza che caratterizza le dipendenze.

Nello shopping compulsivo la compulsione è l’acquisto a differenza della cleptomania che sfocia in furto. In entrambi i casi le compulsioni sono dei mezzi per gestire emozioni spiacevoli e stati mentali negativi. Queste compulsioni non solo eliminano le emozioni negative, ma danno anche sensazioni positive che diventano molto importanti per mantenere questi comportamenti. Il meccanismo che c’è dietro, infatti, è assimilabile a quello delle sostanze stupefacenti.

Non a caso a volte si parla di vere e proprie dipendenze comportamentali. Comportamentali perché la dipendenza è data un comportamento piuttosto che da una sostanza. Il caso più noto è il gioco d’azzardo patologico (gambling). In questo disturbo le persone diventano schiavi del gioco – spesso delle slot machine. In situazioni di noia, frustrazione, quando insorgono pensieri o emozioni negative o anche solamente si passa vicino a un tabaccaio che abbia le slot machine – scatta la compulsione del gioco.

Compulsioni nel disturbo ossessivo-compulsivo

Le compulsioni hanno un ruolo centrale nei sintomi del disturbo ossessivo-compulsivo. Bisogna specificare che per fare una diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo non è necessario che ci siano compulsioni. Esiste una categoria detta di ossessioni pure. Questi pazienti non presentano nessuna compulsione.

Nella maggior parte dei casi però, le compulsioni sono le strategie messe in atto per gestire le ossessioni.

Le compulsioni sono comportamenti o azioni mentali ripetitive che un individuo si sente obbligato a compiere in risposta a un’ossessione o secondo regole che devono essere applicate rigidamente.

(DSM-5; APA, 2013)

Compulsioni tipiche del disturbo ossessivo-compulsivo:

  • Lavarsi le mani, farsi la doccia, lavare oggetti che sono ‘contaminati’
  • Pronunciare (tra sé e sé o a voce alta) alcune parole o filastrocche
  • Allineare o mettere in ordine gli oggetti
  • Controllare di aver chiuso fornelli, porte, auto, ecc.
  • Pregare o ripetere alcune frasi a tema religioso
  • Contare o ripetere alcuni numeri
  • Controllare di non aver ferito o investito qualcuno
  • Controllare di non aver danneggiato oggetti
  • Controllare errori all’interno di mail o documenti
  • ‘Neutralizzare’ mentalmente utilizzando pensieri e immagini positive
  • Chiedere rassicurazioni

Nel disturbo ossessivo-compulsivo, le compulsioni servono a gestire le emozioni negative che nascono dalle ossessioni o a prevenire e scongiurare che si verifichino delle situazioni temute.

  1. Evitare un danno temuto per sé stesso o per gli altri (harm avoidance): le compulsioni che appartengono a questa categoria sono finalizzate a ridurre la paura o a evitare che si verifichi un evento temuto. Questo solitamente è connesso con un eccessivo senso di responsabilità e una sovrastima del pericolo da parte dei pazienti. Anche se spesso si rendono conto dell’irrazionalità delle sue paure, temono di poter causare catastrofi o la morte di altre persone. Ad esempio, può esserci il timore di contagiare la famiglia, investire qualcuno, ecc. Caratteristica della responsabilità nel disturbo ossessivo-compulsivo è che una persona non è responsabile solo delle sue azioni, ma anche di tutto ciò che non ha fatto e avrebbe potuto fare;
  2. Gestire emozioni di disgusto (disgust avoidance): le compulsioni che appartengono a questa categoria sono finalizzate a ridurre il disagio connesso al pensiero di essere sporchi o contaminati con fluidi corporei (es., feci, urine, sperma, saliva, peli) o con uno sporco non sempre ben identificato proveniente da persone ritenute disgustanti dal soggetto (es., barboni, tossicodipendenti, prostitute, persone considerate moralmente deplorevoli). Le compulsioni tipiche connesse a questo aspetto sono quelle di lavaggio.
  3. Gestire sensazioni che ‘qualcosa non va’ (not just right experience): le compulsioni che appartengono a questa categoria sono finalizzate a ridurre la sensazione che non sia tutto completamente ‘a posto’. Esempi di queste compulsioni sono quelle connesse all’orine e alla simmetria. Spesso queste compulsioni vengono portate avanti finché non si ottiene questa sensazione soggettiva che ‘vada bene’.

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About the Author

Psicologo laureato all’Università San Raffaele di Milano, ha trascorso un anno all’estero con una borsa di studio presso l’Università Autonoma di Barcellona. Dopo la laurea, è stato all’Istituto Beck di Roma dove si è occupato di Mindfulness e in seguito, presso il Bio Behavioral Institute di New York. Attualmente lavora presso ITC e il SAP della Facoltà di Psicologia, è consulente per la ULSS 6 e collabora in progetti di ricerca con la Sigmund Freud University di Milano.