“Mi seppellite al cimitero?” – lo strano caso della sindrome di Cotard

Di Dott. Francesco Sanavio | Psicologia: per saperne di più

Ott 12
sindrome di cotard

La signora L., una filippina di 53 anni, è stata ricoverata in psichiatria dopo che la sua famiglia ha chiamato il pronto soccorso. Un parente chiedeva aiuto perché la signora si lamentava di essere morta, di sentire odore di carne putrescente ed esprimeva il desiderio di essere portata in un cimitero in maniera da poter stare con altri morti (Ruminjo & Mekinulov, 2008).

Dopo un mese la paziente fu rilasciata con grandi miglioramenti.

La sindrome di Cotard è una condizione rara che è stata descritta per la prima volta dal dott. Jules Cotard, un neurologo francese, nel 1880 con il nome di delirio di negazione. I deliri tipici di questa sindrome partono dalla convinzione – difesa con certezza – di aver perso alcuni organi, il proprio sangue oppure intere parti del proprio corpo. Il delirio del paziente può arrivare fino all’idea di essere morto, di aver perduto l’anima o addirittura di non esistere. Uno dei problemi che nascono da questi deliri è il rischio che la persona si lasci morire di fame.

Nel mondo anglosassone è anche nota col nome di ‘sindrome del cadavere che cammina’.

Mademoiselle X – la paziente 0 descritta da Cotard – negava l’esistenza di Dio e del diavolo, di parti del proprio corpo (cervello, nervi, petto, stomaco e intestino) e della necessità di nutrirsi. Col passare del tempo si convinse di essere stata dannata per l’eternità e di essere per questo immortale e incapace di morire per cause naturali.

La sindrome è scarsamente documentata con descrizioni di casi episodici generalmente connessi a casi gravi di disturbi dell’umoredepersonalizzazione, derealizzazione e/o disturbi psicotici oltre che a condizioni mediche.

La prima classificazione sistematica fu fatta da Berrios e Luque nel 1995 (Hans, et al., 2008). Analizzarono i sintomi di 100 casi descritti in letteratura e arrivarono a descrivere 3 tipi di sindrome di Cotard:

  1. Una forma di depressione psicotica caratterizzata da ansia, melanconia, delusione, colpa e allucinazioni uditive;
  2. La sindrome di Cotard di tipo I, associata a deliri ipocondriaci e nichilistici e alla mancanza di episodi depressivi;
  3. La sindrome di Cotard di tipo II, caratterizzata da ansia, depressione, allucinazioni uditive, deliri di immortalità, deliri nichilistici e tendenze suicide.

La cultura di provenienza sembra giocare un ruolo nella strutturazione del delirio. Infatti, elementi culturali e credenze superstiziose possono venire incluse nel quadro sindromico del paziente.

Nejad et al. (2013) riportano un caso di una donna persiana che oltre a riportare esperienze extracorporee aveva la ferma convinzione di essere stata uccisa da una creatura appartenente al folklore della cultura persiana. La paziente raccontava di essere stata uccisa da Aal una mitica creatura femminile che colpisce donne le donne dopo il parto, dissezionandone l’addome e mangiando il loro fegato.

All’alba del nuovo millennio, il motivo per cui tali condizioni debbano continuare a meritare una categoria diagnostica a parte invece di venire ricondotte ad altre condizioni ampiamente documentate e studiate nella letteratura scientifica che ne spiegherebbero la fenomenologia, rimane quantomeno dubbio.

Bibliografia

  • Debruyne, H., Portzky, M., Van den Eynde, F., & Audenaert, K. (2009). Cotard’s syndrome: a review. Current psychiatry reports11(3), 197-202.
  • Nejad, A. G., Anari, A. M. Z., & Pouya, F. (2013). Effect of Cultural Themes on Forming Cotard’s Syndrome: Reporting a Case of Cotard’s Syndrome with Depersonalization and Out of Body Experience Symptoms. Iranian journal of psychiatry and behavioral sciences7(2), 91.
  • Ruminjo, A., & Mekinulov, B. (2008). A case report of cotard’s syndrome.Psychiatry (Edgmont)5(6), 28.
  • Van den Eynde, F., Debruyne, H., Portzky, M. I. C. H. A. E. L., De Saedeleer, S., & Audenaert, K. (2007). [The syndrome of Cotard: an overview]. Tijdschrift voor psychiatrie50(2), 89-98.

About the Author

Psicologo laureato all’Università San Raffaele di Milano, ha trascorso un anno all’estero con una borsa di studio presso l’Università Autonoma di Barcellona. Dopo la laurea, è stato all’Istituto Beck di Roma dove si è occupato di Mindfulness e in seguito, presso il Bio Behavioral Institute di New York. Attualmente lavora presso ITC e il SAP della Facoltà di Psicologia, è consulente per la ULSS 6 e collabora in progetti di ricerca con la Sigmund Freud University di Milano.