Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra: facciamo un po' di chiarezza | Francesco Sanavio

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra: facciamo un po’ di chiarezza

Di Dott. Francesco Sanavio | Psicologia: per saperne di più

Ago 15
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Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra sono figure professionali ben distinte che però vengono spesso confuse tra loro. Spesso molte persone non sanno neanche che ci sia una differenza tra psicologo e psicoterapeuta.

Che differenza c’è tra psicologo, psichiatra e psicoterapeuta?

Lo psicologo è colui che ha ottenuto una laurea specialistica (le vecchie magistrali) in psicologia, quindi 5 anni di studi universitari. Dopo ha svolto un tirocinio pratico di un anno per poter sostenere l’Esame di Stato. Dopo aver passato l’Esame di Stato si è iscritto all’Albo degli Psicologi.

Lo psicologo può dedicarsi a molti ambiti differenti come la psicologia clinica, della salute, del lavoro, dello sport, ecc. Lo psicologo che esercita una professione con finalità sanitarie si occupa di prevenzione, diagnosi e riabilitazione oltre alle attività di ricerca e didattica. Però può solo effettuare colloqui di sostegno e può effettuare valutazioni tramite la somministrazione di appositi test.

Non può dedicarsi alla cura del disagio psicologico che è propriamente detta psicoterapia ed è attività dello psicoterapeuta. Lo psicologo può lavorare con persone che soffrono di disturbi psicologici, ma non ha strumenti specifici per aiutarlo, lavorando sul potenziamento delle capacità dell’individuo e sulla promozione del benessere generale più che sulla cura del disagio. Quindi se una persona soffre di depressione e va da uno psicologo non otterrà un trattamento specifico per la depressione.

Lo psichiatra, invece, ha ottenuto una laurea in Medicina e Chirurgia, e successivamente ha conseguito la specializzazione post laurea in Psichiatria. Lo psichiatra è l’unico che può prescrivere farmaci. Per la legge italiana gli psichiatri sono abilitati alla psicoterapia, ma rimangono due lavori differenti e spesso chi decide di dedicarsi alla psicoterapia non si occupa di farmacoterpia e integra la propria formazione con ulteriori specializzazioni o formazioni specifiche.

Lo psicoterapeuta può essere sia uno Psicologo che un Medico. Deve necessariamente aver conseguito la Specializzazione in Psicoterapia riconosciuta dallo Stato della durata di almeno 4 anni ed essere iscritto al relativo albo professionale. Lo psicoterapeuta è lo specialista che attraverso strumenti clinici ulteriori a quelli dello psicologo e attraverso la relazione terapeutica, è in grado di accompagnare la persona in un processo di cambiamento più profondo, volto alla cura di disturbi e/o dello sviluppo di un migliore benessere psicologico.

Diciamo che lo psicoterapeuta sta allo psicologo come il medico specialista sta al medico di base.

Puntualizzati questi concetti di base solitamente sorgono dubbi sul discorso farmaco sì/farmaco no.

Ma quindi lo psicoterapeuta non prescrive farmaci?

Esatto. Ma non facciamo anche molte altre cose. Questa è la classica domanda che tradisce ignoranza in materia. Se io chiedessi ‘lo chef non mette apparecchi per i denti, vero?’, la risposta corretta sarebbe ‘no, non li mette’. Ma capite voi quanto è pertinente come richiesta.

Con questo non voglio dire che la differenza tra psicoterapeuta e psichiatra sia paragonabile a quella tra chef e dentisti, ma che sono lavori differenti, sebbene con scopi pressoché sovrapponibili.

Quindi sei contrario ai farmaci?

No. Sono contrario al cattivo uso dei farmaci ma sono più contrario – in quanto toccato più nel personale – al cattivo uso della psicoterapia. Oppure dall’uso della filosofia sopra alla scienza come guida nel campo della salute. Cosa che nella penisola italica va di moda sia nel pubblico foro che nell’ambulatorio privato degli psicoterapeuti – con annessi tutti gli abusi di professione del caso.

Io sono contrario ai farmaci cosa dovrei fare?

Dipende se non ti servono non è un problema. Se però nel tuo caso specifico è raccomandata una farmacoterapia, devi accettare di ricevere cure di seconda scelta che verosimilmente saranno poco efficaci.

Mi è capitato spesso di raccomandare vivamente un consulto con uno psichiatra a dei pazienti. Quando si sono rifiutati nella maggior parte dei casi li seguivo lo stesso – chiarendo che avremmo ottenuto meno e con più difficoltà che con l’aiuto di una corretta farmacoterapia. In alcuni casi non ho proprio preso in carico il paziente in quanto non sarebbe stato un trattamento utile e deontologicamente avrebbe fatto passare il messaggio che poteva uscire da quella situazione anche senza farmaci, cosa che non é sempre vera.

E’ triste, autoritario e antidemocratico da dire, ma la popolazione generale non ha le competenze per fare queste decisioni in tema di salute. Se devo costruire una casa, affido il lavoro ad architetti ed ingegneri. Non gli dico cosa possono o non possono fare. Se devo volare negli Stati Uniti compro un biglietto e metto la mia vita nelle mani di chi ha progettato i veicoli e in chi li guida.

Vedi quello che sta succedendo in adesso sui vaccini, per colpa di persone che pensano che le loro intuizioni da persona che non ha mai studiato la medicina o lavorato come medico, adesso siamo a rischio epidemie.

La psicoterapia è utile?

Alcune psicoterapie sono inutili, altre utili altre molto utili. Lo dice la scienza sperimentale che valuta le differenze prima e dopo i trattamenti in gruppi numerosi di persone. Per essere sicuri degli effetti le persone all’inizio dello studio vengono divise casualmente tra due gruppi: uno viene trattato con la psicoterapia che si vuole ‘misurare’ e l’altro non viene trattato oppure gli viene somministrata una terapia standard (il cosiddetto ‘treatment as usual’).

La terapia cognitiva e comportamentale di cui mi occupo io rappresenta quelle che si sono dimostrate migliori della maggior parte dei trattamenti standard.

E i counselor?

Risposta breve: non l’ho capito neanche io…

Risposta lunga: i counselor sono il frutto di un tentativo di sfruttare la legge sulle professioni non riconosciute per vendere corsi di formazione a persone che non hanno praticamente nessun prerequisito né di titoli né di esperienza lavorativa. Vengono formati in corsi che durano da uno a venti fine settimana circa.

All’interno del mondo della psicologia è nata una diatriba interna tra chi sfrutta questa moda per fare soldi vendendo corsi – con annessi certificati senza alcun valore legale – e chi ritiene che sia un abuso di professione da fermare.

‘Counselor’ significa consulente in inglese. E’ una figura professionale che non è mai esistita, in quanto i consulenti esistono come professionisti che prestano consulenze nel loro ambito.

Se avessi bisogno di una consulenza esterna per decidere se operarti o no per un tumore da chi andresti? Se dovessi decidere se fare o meno causa per un torto che ti è stato fatto?

Quindi perché per motivazioni che appartengono all’area della psicologia qualcuno dovrebbe andare da una persona che non è psicologo – oltre ad avere un monte ore di formazione alle spalle che si esprime in week end invece che in anni?

… ai posteri l’ardua sentenza.

About the Author

Psicologo laureato all’Università San Raffaele di Milano, ha trascorso un anno all’estero con una borsa di studio presso l’Università Autonoma di Barcellona. Dopo la laurea, è stato all’Istituto Beck di Roma dove si è occupato di Mindfulness e in seguito, presso il Bio Behavioral Institute di New York. Attualmente lavora presso ITC e il SAP della Facoltà di Psicologia, è consulente per la ULSS 6 e collabora in progetti di ricerca con la Sigmund Freud University di Milano.