Mindfulness: le 8 abitudini (mentali) della consapevolezza

By Dott. Francesco Sanavio | Psicologia

Feb 08
mindfulness 8 attitudini

Praticare la mindfulness somiglia a coltivare un giardino: per riuscire a far fiorire qualcosa c’é bisogno di determinate condizioni. Queste condizioni includono le seguenti abitudini (mentali) della consapevolezza, che sono essenziali per riuscire a ottimizzare la pratica:

1.    Mente del principiante: cerca di guardare le cose con un senso di novità, come se fosse la prima volta. Coltiva la curiosità. Socrate diceva ‘so di non sapere’.

2.    Non giudizio: cerca di sviluppare un punto di vista imparziale rispetto a tutte le tue esperienze. Ogni volta che etichetti pensieri, sentimenti o sensazioni fisiche in quanto buoni o cattivi, giusti o sbagliati, cerca di ricordartelo. Devi sviluppare una spia (come quelle della macchina) che ti avverte quando giudichi. Cerca di limitarti semplicemente a prendere atto di pensieri, sentimenti o sensazioni nel qui ed ora come prodotti della tua mente.

3.    Accettazione: cerca di non ‘litigare’ con la tua esperienza presente, non la puoi cambiare. Fai tutto quello che è in tuo potere per cambiare le cose che si possono cambiare (ad es., facendo valere il tuo punto di vista con altre persone) ma non perdere tempo e salute su quello che non si può cambiare. Se ti cade sul piede un martello, provi dolore pulito e sporco. Il dolore pulito è quello fisico del martello che ti è caduto sul piede e te lo tieni perché non ci puoi fare nulla. Il dolore sporco è quello mentale dato dallo stress (rabbia, tristezza, ansia, ecc.) che ti provochi da solo nel rimuginare su quello che é successo, continuando a pensarci e magari a lamentartene per la giornata intera.

4.    Non cercare risultati: la mente umana tratta pensieri ed emozioni come sedie dell’Ikea. Se devi montare una sedia pensare come risolvere il problema è utile e funziona:’ devo avvitare questa parte, vediamo se è dritta, ecc.’. Abbiamo alle spalle millenni di evoluzione che ci spingono a utilizzare questa forma di pensiero finalizzata a risolvere problemi del mondo materiale (montare sedie o fuggire dai leoni) anche per i prodotti della nostra mente ‘devo riuscire a rimanere concentrato, non devo distrarmi, come sta andando la mia pratica oggi?’ Non funziona! Non cercare risultati non è una frase ad effetto new age, ma il modo per imparare a disinnescare questa modalità automatica che ostacola la mindfulness.

5.    Imparzialità: pensieri, esperienze mentali, emozioni cambiano in fretta. A volte hanno anche poco senso, possono essere importanti ma anche essere un rumore di fondo come quei rumori meccanici assolutamente normali che fa la tua auto quando vai a lavoro. Coltiva un punto di vista imparziale, così non reagisci a ogni piccola cosa che ti passa per la testa.

6.    Lascia che le cose seguano il loro corso: prendi l’abitudine di non controllare pensieri, emozioni e altre cose che non puoi cambiare. Spesso rischi di fare peggio. Si cambiano le situazioni che provocano emozioni negative o preoccupazioni. Queste ultime sono solo dei segnali che qualcosa non va, voler controllare la propria tristezza è come staccare la spia del motore rotto dell’auto. Se sei triste cambia quello che ti rende triste e se non puoi, regola la tua mente lasciando andare e senza controllare le emozioni. Controllare i pensieri e le emozioni è istintivo – un po’ come utilizzare l’acqua per spegnere il fuoco. Però l’effetto è dannoso, come se a il fuoco fosse di una padella piena d’olio.

7.    Fiducia in sé stessi: prendi l’abitudine di usare il tuo punto di vista come misura del (tuo) mondo. Non ci sono cose vere o false, giuste o sbagliate in assoluto, nella tua vita cerca di essere te stesso a valutare che cosa va bene ed è giusto per te.

8.    Autocomprensione: se hai l’abitudine di criticarti e rinfacciarti le cose, accorgitene e prova a utilizzare nei tuoi confronti la comprensione che hai nei confronti di altre persone.

 

Sono abitudini. Sono più simili alla capacità di andare in bici che alla capacità di imparare le capitali a memoria. Devi metterle in pratica, sbagliando e ripetendo. Capirle razionalmente serve spesso a molto poco.

 

About the Author

Psicologo laureato all’Università San Raffaele di Milano, ha trascorso un anno all’estero con una borsa di studio presso l’Università Autonoma di Barcellona. Dopo la laurea, è stato all’Istituto Beck di Roma dove si è occupato di Mindfulness e in seguito, presso il Bio Behavioral Institute di New York. Attualmente lavora presso ITC e il SAP della Facoltà di Psicologia, è consulente per la ULSS 6 e collabora in progetti di ricerca con la Sigmund Freud University di Milano.

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